L’Incoronazione della Vergine di Carlo Bononi

L’Incoronazione della Vergine di Carlo Bononi

    Carlo Bononi Incoronazione di Maria Vergine 1616-17 Olio su tela, diametro cm 298 Ferrara, chiesa di Santa Maria in Vado.   Inginocchiata su nubi dalla vaporosa quanto solida consistenza, Maria Vergine accoglie a mani giunte con composto e deciso sguardo la corona che Cristo e l’Eterno padre le pongono sulla testa. Su tutti muove la colomba dello Spirito Santo, fonte di luce dorata che delicatamente illumina i paffuti volti degli angioletti tra le nubi, protagonisti del prodigioso evento insieme ai paradisiaci musici adolescenti, che ai piedi della Trinità, suonano indicano e osservano lo spettatore. In una data presumibilmente

Giovanni Battista Domenichi e Santa Maria in Vado: un committente «vigilantissimo» per Domenico Mona

Giovanni Battista Domenichi e Santa Maria in Vado: un committente «vigilantissimo» per Domenico Mona

Intorno al 1585 il cortigiano ferrarese Orazio Ariosti, pienamente coinvolto nei dibattiti alle problematiche del poema eroico e alla questione della superiorità del Tasso su Ariosto, si accostò – dopo che il ben più celebre poeta «ebbe condotto a termine la Liberata» – alla realizzazione di un proprio poema cavalleresco, oggi comunemente conosciuto come L’Alfeo[1]. Interrompendo la narrazione dei fatti precedenti la conquista e la conversione della Norvegia per opera di Alfeo e del suo amore contrastato per Alvilda, l’autore espone in una ottava autobiografica (III, 65) la propria concezione circa il ruolo dell’arte figurativa manifestando la sua ammirazione per