La rubrica Colpo d’occhio nasce con l’intento di fornire al lettore chiavi di lettura utili ad accostarsi ai capolavori meno conosciuti dei nostri Musei. In questo numero di “MuseoinVita” l’attenzione si concentra sulla Madonna della melagrana di Jacopo della Quercia.

 

L’Altare della Beata Vergine detta la Madonna Bianca o del Pane, ha una gran statua di marmo bianco, che rappresenta Maria Vergine a sedere col Bambino sulle ginocchia, che tiene un melogranato tra le mani: et è di scultore finora sconosciuto

G. Baruffaldi, Annali di Ferrara (1660-1720 ca.), Biblioteca Comunale Ariostea, ms. Collezione Antonelli 594, II, c. 198v.

 

Era nell’antica chiesa di lato settentrionale dove oggidì trovasi la Cappella di San Tommaso d’Aquino

G. A. Scalabrini, Vita del glorioso martire di Cristo S. Giorgio scritta da Giuseppe Antenore Scalabrini (sec. XVIII), Biblioteca Comunale Ariostea, ms. Cl. I 430, c. 46r.

 

Maestosa e gentile regina e mamma, sostiene sul ginocchio sinistro, leggermente, quasi a sfiorarlo, il Bambino, così squisitamente umano nell’atteggiamento, nel visetto paffuto, nello sguardo ingenuo e un po’ sorpreso, che tralascia di mangiare il pane che stringe in una manina, per ascoltare chi lo prega. La Madonna ha il viso dolce e incorniciato dai capelli a onda sui quali posa la corona reale e il velo, che discende sul manto, il quale forma pieghe semplici e naturali; tiene nella destra una melagrana, simbolo della Grazia divina. Intatto e nitido il bel marmo è condotto con raffinata fattura che giunge alla preziosità di un antico avorio

G. Medri, La scultura a Ferrara, Rovigo 1957, p. 41.

 

Il modellato si fa più compatto, i volumi assumono un’elastica pienezza che si rivela anche nella scattante acutezza dei profili e dei partiti lineari, visibili non soltanto nell’accentuato arcuarsi del corpo del bambino, ma anche in taluni particolari come, ad esempio,  l’elegantissimo nodo del nastro sul ventre di questo

E. Carli, Gli scultori Senesi, Milano 1980, p. 29.

 

Uno scultore né soltanto gotico nè già rinascimentale; ancora profondamente medievale, ma capace di intuizioni che scavalcano tutto il Quattrocento; legato alla tradizione senese del secolo a lui precedente, ma insieme artista di dimensioni internazionali

L. Bellosi, La “Porta Magna” di Jacopo della Quercia, in La Basilica di San Petronio, Milano 1983, pp. 163-212.

 

Undoubtedly they [Nicola Pisano and Arnolfo and their followers Pisan-Lucchese area, including Nino Pisano and the leading local master in the ragion, Antonio Pardini] in the would have appealed to Jacopo and are informative for his cultura, combining the finest plastic tradition of Tuscany with a sharp eye to Roman antiquity

J. Beck, Jacopo della Quercia, vol. I, New York 1991, pp. 52-55

 

Il marmo ferrarese […] si distingue per la sua monumentalità esplosiva, per il plasticismo turgido, per la solennità straordinaria dei volumi, concepiti per grandi blocchi definiti da spigoli vivi, percorsi da creste affilate, come quelle che affondano tra le gambe della Madonna, scavando ombre dense e compatte tra quelle ginocchia sterometriche o incidendo lancette acuminate sul seno di Maria

L. Cavazzini, in M. Seidel et al. (a cura di), Da Jacopo della Quercia a Donatello: le arti a Siena nel primo Rinascimento, cat. della mostra (Siena, Santa Maria della Scala, 26 marzo – 11 luglio 2010), Milano 2010, p. 32.