Eleonora Ritucci

Ricercatrice indipendente si occupa di fotografia storica e di catalogazione. In quest’ambito ha collaborato con i Musei Civici di Arte Antica di Ferrara, con la Fondazione Federico Zeri di Bologna e con la Provincia di Ferrara (progetto Este Court Archive).


Nell’ambito dell’iniziativa Tesi a nascere, i Musei di Arte Antica hanno organizzato tra il 31 maggio 2011 e l’8 marzo 2012 una mostra dal titolo Immagini e storia. Fotografie e cartoline dal Fondo Gualtiero Medri. Nelle intenzioni originarie la dizione Immagini e storia intendeva essere il tema-raccoglitore di un ciclo di piccole mostre incentrate sul ricco patrimonio della Fototeca Civica. Purtroppo, atavici problemi organizzativi e i sempre più stringenti problemi derivanti dalla crisi economica, hanno portato alla momentanea sospensione del progetto. La nascita di “MuseoinVita” offre ora l’opportunità di proseguire quell’idea, seppure in formato digitale e con tutti i limiti, anche estetici, del formato.

Presentazione

Costituita nel 1970 come servizio rivolto al pubblico dei Musei di Arte Antica, la Fototeca Civica custodisce un’ampia documentazione fotografica – circa 32.000 diapositive, 200.000 fotografie, 2.500 fotocolor, 4.200 lastre in vetro nonché da un consistente fondo di scatti in digitale – riguardante in massima parte i monumenti e le opere d’arte dei musei ferraresi.

Il nucleo più importante è costituito dall’ingente donazione delle fotografie raccolte da Gualtiero Medri (1887-1970), storico direttore degli stessi Musei Civici estensi, compiuta nel 1971 dalla vedova dello studioso. In seguito la Fototeca si è arricchita, attraverso acquisti, donazioni e depositi, di altri significativi fondi riguardanti la città – tra cui i nuclei Vecchi-Graziani, Bondanelli, Venturelli e Monti –, gli apparati fotografici di mostre, tra cui spicca il repertorio del catalogo della storica esposizione Le Muse e il principe (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 1991). L’implemento dei materiali fotografici nel periodo 1970-2000 si deve poi all’attività del Civico Gabinetto Fotografico che, nell’arco di trent’anni, ha censito con specifiche campagne i beni culturali del territorio, documentando inoltre eventi legati alla vita pubblica della città.

Immagini e storia. Fotografie e cartoline dal Fondo Gualtiero Medri è stata realizzata dai Musei Civici di Arte Antica con la collaborazione di Eleonora Ritucci, giovane studiosa ferrarese che sulla Fototeca Civica ha condotto la sua tesi specialistica. L’esposizione è incentrata proprio sul patrimonio un tempo appartenuto a Medri: strutturata in tre sezioni, essa espone alcuni dei materiali utilizzati dallo studioso per la stesura del celebre volume Chiese di Ferrara nella cerchia antica (1967) e documenta l’antico volto del centro storico di Ferrara e di alcuni dei suoi monumenti più noti prima che i bombardamenti, le ricostruzioni e le esigenze della modernità ne trasformassero la fisionomia.


Sezione 1

CHIESE DI FERRARA NELLA CERCHIA ANTICA
(a cura di Eleonora Ritucci)
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Posizionata nell’attuale Piazza Municipale, fu edificata tra il 1476 e il 1480 per volere di Ercole I d’Este, al fine di farne la cappella di corte e come dono alla moglie Eleonora d’Aragona. Al suo interno, arricchito di opere d’arte, il duca era solito partecipare alla messa e a canti accompagnati dal suono dell’organo.
L’edificio, successivamente, fu oggetto di lavori e ampliamenti e rimase di rilevante importanza per la corte estense, dal momento che vi venivano esposte le salme della famiglia prima della sepoltura.
A seguito delle vicende legate alla Devoluzione, il tempio perse la sua funzione cortigiana e nel 1693 venne dedicato a San Maurelio ed affidato all’Unione dei Fratelli delle anime del Purgatorio. Il culto fu officiato fino al 1893, quando la chiesa fu definitivamente chiusa.
In un secondo momento l’edificio fu adibito a magazzino fino al 1915, quando l’Amministrazione comunale decise di ospitarvi manifestazioni culturali e proiezioni cinematografiche. L’inaugurazione di quella che ieri, come oggi, è chiamata Sala Estense risale alla sera del 17 febbraio del 1917.


Madonna del Buon Amore

Noto anche come Oratorio della Natività della Beata Vergine del Buon Amore, l’edificio – ubicato in fondo a via Porta d’Amore – risale alla seconda metà del Cinquecento.
Fu edificato per conservare una piccola immagine della Madonna rinvenuta durante i lavori di costruzione dell’omonimo baluardo. La sobria architettura esterna contrastava con il ricco apparato decorativo interno cui contribuirono il Bastianino, il Bastarolo e lo Scarsellino.
Il culto fu sospeso durante il primo conflitto mondiale: ciò portò nel 1924 alla demolizione della chiesa. L’area ove sorgeva l’edifico di culto è ora occupata da abitazioni.


Oratorio dell’Annunziata

Ubicato in via Borgo di Sotto, al n. 49, l’Oratorio fu edificato nel 1376 per volere di Niccolò Zapponari, il quale lo donò alla Confraternita dei Battuti Neri. Questa, istituita fin dal 1366, oltre all’attività penitenziale si occupava di accogliere i degenti dell’annesso ospedale nonché di accompagnare i condannati a morte e di seppellirne i cadaveri. Nel 1612 i Battuti Neri decisero di tramutare l’Oratorio in Chiesa e affidarono i lavori di ristrutturazione a Giovan Battista Aleotti, al quale si deve anche il progetto della facciata. L’edificio subì ulteriori interventi di ristrutturazione a causa delle soppressioni napoleoniche e del primo conflitto bellico.
Il ciclo decorativo del salone, che raffigura la Storia della Santa Croce, rappresenta una delle maggiori testimonianze del Cinquecento ferrarese, ed è opera di artisti del calibro di Camillo Filippi, il Bastianino, Nicolò Roselli e il Delai.


Santa Maria Nuova

La chiesa è situata in via Aldighieri al n. 46, nei dintorni della quale la tradizione locale riporta la presenza di un piccolo lago e di una chiesa detta Santa Maria “dei pescatori”. Nelle vicinanze di questa ne fu edificata un’altra, di dimensioni maggiori che prese il nome di Santa Maria Nuova, documentata come parrocchia nel 1278. Nel 1796 venne chiusa in seguito alle soppressioni napoleoniche; riaperta nel 1812 perse però il titolo di parrocchia.
Alla fine del XIX secolo, quando furono eseguiti alcuni lavori di ristrutturazione, fu ritrovato sotto l’altare maggiore il sepolcro degli Aldighieri, considerati antenati dell’illustre Dante Alighieri. Non vi è un’assoluta certezza in tale parentela, ma alcuni documenti, ad esempio il XV canto della Divina Commedia, e testimonianze, una fra tutte quella di Giovanni Boccaccio, indicano le origini ferraresi degli avi del poeta.
Nel 1921, in occasione del VI centenario della morte di Dante Alighieri, fu costruita la cripta dove furono riuniti i resti della famiglia Aldighieri. Contestualmente, la chiesa fu oggetto di importanti lavori di restauro. Tornò ad essere parrocchia nel 1938.


Sezione 2

LE CHIESE DI IERI
(a cura di Eleonora Ritucci)
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San Cristoforo alla Certosa

La costruzione del complesso originario fu commissionato dal duca Borso tra il 1452 e 1461. In un secondo momento, alla fine del XV secolo, fu realizzata la costruzione di una nuova e più monumentale chiesa, consona al prestigio che quella zona andava assumendo negli anni dell’Addizione Erculea.
Il nuovo Tempio certosino fu terminato intorno al 1554, subendo alcune modifiche dopo il terremoto del 1570.
Alla fine del Settecento, a seguito delle soppressioni napoleoniche, i monaci persero il possesso del convento e della chiesa. Acquisito dal Comune di Ferrara, la chiesa venne riaperta al culto nel 1813, mentre l’area adiacente fu adibita a cimitero pubblico.
I bombardamenti del 1944 distrussero parte dell’abside e del campanile, il lato destro della chiesa ed il coro. Furono intrapresi lavori di ristrutturazione e restauro, terminati nel 2007, con il ricollocamento delle opere pittoriche. Il coro ligneo è in corso di ricollocazione, l’ultimazione dei lavori è prevista per la fine del 2012.


San Bartolo

Situata a sud-est della città (via San Bartolo) nell’antica isola di San Giorgio.
Parte di un antico monastero benedettino, la cui fondazione si fa risalire già all’853 da parte della moglie di Ottone I Estense, la chiesa fu gravemente danneggiata dal terremoto del 1570 e ricostruita dall’architetto Carlo Pasetti.
Dell’antico complesso monastico è sopravvissuta solamente la chiesa, che esternamente ha mantenuto lo stile gotico, la torre campanaria e una parte del monastero.
Nel 1955, grazie ad alcuni interventi di restauro alle pareti, ritornarono alla luce gli affreschi nel presbiterio, nelle cinque lunette absidali e nel protiro, realizzati da un’artista noto come Maestro di San Bartolo, che attualmente sono ubicati nel salone centrale del Palazzo dei Diamanti.


Oratorio di San Crispino e Crispiniano

Situato in Piazza Trento e Trieste, all’angolo tra via Mazzini e via Contrari, attualmente è sede di una nota libreria.
Le origini sono leggendarie: si narra che l’Arte dei Calzolai ottenne questa sede grazie a Carlo Magno nell’808, in occasione del suo passaggio a Ferrara, come ricompensa dei servigi offerti da un calzolaio all’imperatore. In seguito ad un incendio, la corporazione tramutò gli ambienti in Oratorio, dedicandolo ai Santi Crispino e Crispiniano, protettori dei calzolai.
Tra il 1461 e il 1561 il primo piano ospitò la sede della facoltà umanistica.
La corporazione fu soppressa durante l’occupazione francese.


Corpus Domini

Situato in via Campofranco, l’antico complesso architettonico, costituito da chiesa e monastero, risale al 1406. Sorto inizialmente come congregazione di donne, attorno alla carismatica figura di Bernardina Sedazzari, il Corpus Domini divenne in un secondo momento sede conventuale consacrata alla regola francescana dell’Ordine di Santa Chiara. Grazie a diverse donazioni il complesso fu oggetto di continui ampliamenti (come quando, nel 1491, le Clarisse entrarono in possesso della casa di Giovanni Romei).
Luogo caro agli Este, nel coro delle monache furono accolte le sepolture di alcuni dei membri più in vista della famiglia come Nicolò III, Leonello, Ercole I, Alfonso I con Lucrezia Borgia.
Il complesso originario fu più volte restaurato e ristrutturato nel corso degli anni: infatti, attualmente, si presenta molto ridotto. In periodi più recenti fu ricostruita la facciata (1909).


San Vito

La chiesa ed il convento furono edificati per le monache agostiniane nel 1234 al di fuori delle mura cittadine. Dopo soli vent’anni la struttura viene trasferita e ricostruita integralmente all’interno dei confini cittadini. L’edificio di culto venne definitivamente chiuso nel 1906, mentre il convento, dismesso nel 1909 per far posto alla caserma “Pozzuolo del Friuli”, fu demolito dopo il 1960.


Santa Maria della Rosa

Sorgeva nell’area attualmente occupata dal palazzo dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA). Le fonti antiche riportano il soprannome di Santa Maria “del guazzatore”, a causa della prossimità alla grande vasca, fatta costruire da Borso d’Este nel 1469, dove si abbeveravano i cavalli e altri animali.
La chiesa fu edificata nel 1156 e in un secondo momento (1449) divenne proprietà dei frati della Congregazione del Beato Pietro da Pisa, detti della Rosa. Nel 1944 fu colpita dai bombardamenti e demolita intorno agli anni 1950-51. Il chiostro adiacente fu ricostruito, a parte un paio di colonne originali, per essere poi inglobato dai palazzi costruiti attorno ad esso.


Santo Stefano

Affacciata sull’attuale Piazzetta Sant Etienne, Santo Stefano rappresenta una delle chiese più antiche della città: le sue origini risalgono infatti a prima dell’anno 1000. Più volte ricostruita, subì ingenti danni a seguito del terremoto del 1570, evento che comportò un’ulteriore restauro che tenne però conto dell’architettura originaria.
Dal 1659 la parrocchia fu affidata alle cure degli Oratoriani che rimodernarono l’interno in chiave barocca esaltando la figura di San Filippo Neri, fondatore dell’Ordine.
Colpita dai bombardamenti nel 1943, fu nuovamente riaperta al culto dopo i lavori di restauro realizzati tra il 1946 e il 1948.


 Sezione 3

CENTRO STORICO, CUORE DELLA CITTA’:
FOTO STORICHE E CARTOLINE
(a cura di Eleonora Ritucci)
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Pubblicato su “MuseoinVita” | 1 | febbraio 2015