Giovanni Battista Domenichi e Santa Maria in Vado: un committente «vigilantissimo» per Domenico Mona

Giovanni Battista Domenichi e Santa Maria in Vado: un committente «vigilantissimo» per Domenico Mona

Intorno al 1585 il cortigiano ferrarese Orazio Ariosti, pienamente coinvolto nei dibattiti alle problematiche del poema eroico e alla questione della superiorità del Tasso su Ariosto, si accostò – dopo che il ben più celebre poeta «ebbe condotto a termine la Liberata» – alla realizzazione di un proprio poema cavalleresco, oggi comunemente conosciuto come L’Alfeo[1]. Interrompendo la narrazione dei fatti precedenti la conquista e la conversione della Norvegia per opera di Alfeo e del suo amore contrastato per Alvilda, l’autore espone in una ottava autobiografica (III, 65) la propria concezione circa il ruolo dell’arte figurativa manifestando la sua ammirazione per

Testamento di Alfonso I d’Este (Elemosina all’Ospedale Sant’Anna di Ferrara, 26 ottobre 1534)

Testamento di Alfonso I d’Este (Elemosina all’Ospedale Sant’Anna di Ferrara, 26 ottobre 1534)

Anonimo artista ferrarese Copertina del Testamento di Alfonso I d’Este, terzo duca di Ferrara (Elemosina all’Ospedale Sant’Anna di Ferrara, 26 ottobre 1534) XVI secolo Ferrara, Musei di Arte Antica (deposito dell’Unità Sanitaria Locale n. 31). Fig. 1, Piatto interno sinistro: vignetta a tutta pagina raffigurante il duca Alfonso I d’Este sul letto di morte, nell’atto di dettare le ultime volontà a beneficio degli elemosinieri dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara. Fig. 2, Piatto interno destro: vignetta a tutta pagina rappresentate il compianto del defunto Alfonso I d’Este da parte beneficiati. Le due miniature prese in esame costituiscono la decorazione dei piatti interni