Il cuore liquefatto di Carlo Bononi in Santa Maria in Vado

Il cuore liquefatto di Carlo Bononi in Santa Maria in Vado

Carlo Bononi e la Basilica di Santa Maria in Vado sono legati in modo indissolubile: alla chiesa il pittore deve la sua fama nonché, anche se tra mille traversie, la sua (non definitiva) sepoltura; il tempio deve al pittore gran parte del suo fascino e buona parte della sua stessa immagine. A ben pensarci, non poteva che essere un artista così legato ai concetti di emozione e di empatia a dar forma e colori ad un luogo noto per un miracolo che evoca qualcosa di viscerale e profondo come il sangue e la devozione[1]. La straordinarietà dell’impresa decorativa compiuta dal

L’Incoronazione della Vergine di Carlo Bononi

L’Incoronazione della Vergine di Carlo Bononi

    Carlo Bononi Incoronazione di Maria Vergine 1616-17 Olio su tela, diametro cm 298 Ferrara, chiesa di Santa Maria in Vado.   Inginocchiata su nubi dalla vaporosa quanto solida consistenza, Maria Vergine accoglie a mani giunte con composto e deciso sguardo la corona che Cristo e l’Eterno padre le pongono sulla testa. Su tutti muove la colomba dello Spirito Santo, fonte di luce dorata che delicatamente illumina i paffuti volti degli angioletti tra le nubi, protagonisti del prodigioso evento insieme ai paradisiaci musici adolescenti, che ai piedi della Trinità, suonano indicano e osservano lo spettatore. In una data presumibilmente

Tra dipinti perduti, misteri da risolvere e un volto tra le fiamme: tracce di Antonio Randa nel Ferrarese

Tra dipinti perduti, misteri da risolvere e un volto tra le fiamme: tracce di Antonio Randa nel Ferrarese

… non fù alcuno che fosse per riuscir maggior maestro […] di un’Antonio Randa[1]. Diverse fonti ricordano la presenza nel territorio ferrarese di un artista che ai suoi tempi, il Seicento, era noto e apprezzato per le doti pittoriche ma in seguito venne dimenticato, con ogni probabilità a causa della cattiva fama che costruì intorno a sé. Malvasia arrivò a sostenere che era preferibile smettere di parlarne a causa della sua condotta di vita, il che lo rende, proprio per questo, un personaggio da riscoprire cercando di sollevare, uno a uno, i veli del tempo passato[2]. Al di là del

Un nuovo (?) Genio delle arti di Carlo Bononi

Un nuovo (?) Genio delle arti di Carlo Bononi

L’archivio fotografico o fototeca, che dir si voglia, ha rappresentato un territorio pressoché sacro per intere generazioni di storici dell’arte. Una sorta di tempio nel quale ritirarsi e al quale ci si rivolgeva per trovare conferme o sconfessioni alle proprie teorie, confrontarsi con le opere oggetto di ricerca o per cercarne di nuove. Il progredire della tecnologia, dei metodi di archiviazione e la comparsa delle consultazioni online delle collezioni museali o di progetti ad altissima definizione come Google Art Project hanno reso quei luoghi semideserti, specie quelli che, per svariati motivi, faticano a mettersi al passo con i tempi. La

Carlo Bononi tra immagine e persuasione

Carlo Bononi tra immagine e persuasione

Nell’immaginario collettivo il Seicento ferrarese non corrisponde affatto a un “siglo de oro”: per molti, infatti, tale secolo, lontano dai fasti dell’aurea età Estense, è percepito come un periodo di assoluta decadenza economica e culturale che prende avvio dalla Devoluzione nel 1598 divorando ben presto come un cancro la parte migliore della città.

Da “Musei ferraresi” a “MuseoinVita”

Si chiamava “Musei Ferraresi”, il bollettino annuale fondato nel 1971 (ma edito nel 1972) da Ranieri Varese – allora direttore dei Musei Civici di Arte Antica di Ferrara –, e che cessò la pubblicazione nel 2000, dopo 19 numeri in ventotto anni di documentazione, approfondimenti, comunicazioni sulle attività e il patrimonio museale ferrarese, non solo storico artistico.

Il talento naturale e la ricerca dell’equilibrio. Il Guercino a Ferrara

Il talento naturale e la ricerca dell’equilibrio. Il Guercino a Ferrara

Il ciclo di conferenze Immagine e persuasione. Il Seicento a Ferrara si chiude con la figura di Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino. Questa conclusione è in qualche modo d’obbligo. Com’è noto, Guercino è un pittore centese, ma ha svolto un ruolo di primo piano nell’ambito della pittura dell’ex capitale Estense nel Seicento ed è considerato uno dei massimi interpreti della pittura emiliana Barocca.