Anonimo artista ferrarese
Copertina del Testamento di Alfonso I d’Este, terzo duca di Ferrara
(Elemosina all’Ospedale Sant’Anna di Ferrara,
26 ottobre 1534)
XVI secolo
Ferrara, Musei di Arte Antica (deposito dell’Unità Sanitaria Locale n. 31).

Fig. 1, Piatto interno sinistro: vignetta a tutta pagina raffigurante il duca Alfonso I d’Este sul letto di morte, nell’atto di dettare le ultime volontà a beneficio degli elemosinieri dell’Ospedale Sant’Anna di Ferrara. Fig. 2, Piatto interno destro: vignetta a tutta pagina rappresentate il compianto del defunto Alfonso I d’Este da parte beneficiati.

Le due miniature prese in esame costituiscono la decorazione dei piatti interni del quaderno in cuoio contenente il documento recante le volontà testamentarie di Alfonso I d’Este, destinate all’Ospedale Sant’Anna di Ferrara. Le due rappresentazioni furono ideate per rafforzare – attraverso la realizzazione di immagini altamente scenografiche – due momenti fondamentali: la dettatura delle ultime volontà del duca, stabilita nell’erogazione perpetua di 100 Lire marchesane mensili in favore dell’Ospedale, e il compianto degli umili beneficiati al cospetto della salma di Alfonso I.

Imperoche il trentacinquesimo giorno dopo la morte di Clemente li morì anchora egli, non havendo à pena finito il cinquant’ottesimo anno della sua vita. Dissesi, che egli con l’haver magiato troppi popponi nella stagione distemperata dell’autunno li haveva indebolito si forte lo stomaco, che si era procacciata una febbre occulta, la violenza della quale non potette sopportare.

P. Giovio, La vita di Alfonso da Este duca di Ferrara, 1597, pp. 143-144.

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[…] fra le elemosine accette alla Divina Maestà reputiamo la precipua esser quella, che induce hospitalità, mediante la quale si pascono, si governano, et se curano li poveri infermi desituiti di humano aiuto, et vedendo Nui il concorso di infermi che ogni giorno più si fa all’hospitale di S.ta Ana, di questa nostra Città di Ferrara habbiamo pensato che tanto più potrà usar ospitalità quanto più abondarà di beni temporali: il che ci ha promosso ad voler far, a laudi et gloria de lo onipotente Dio, la infrascritta Elemosina […] debbiate far promissione et obligatione in valida e solenne fotrma a detto Hospitale di darli et pagarli ogni e qualunque Mese, sempre et in perpetuo Lire Cento March.

Testamento di Alfonso I d’Este, terzo duca di Ferrara

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Le due rappresentazioni, elaborate per impreziosire il documento destinato all’Ospedale, sono altamente scenografiche e acquistano esuberanza e vivacità attraverso un uso insistito di contrasti cromatici, mentre le distese pennellate d’oro del tendaggio e del catafalco, dai riflessi rutilanti, sortiscono un effetto di fondo luminosissimo, potenziato dal fulgore delle fiamme che ardono nel monumentale camino e dai ceri che, come un’aureola, cingono e sovrastano il defunto duca.
La teatralità dell’insieme non consente a personaggi o cose di emergere e di diventare soggetti preminenti, ma è la complessiva situazione rappresentata ad avere valore e significato: così la cauta operazione dei dodici Fattori dell’Ospedale – tra cui il Priore – che assistono il duca sul letto di morte, nella stanza meticolosamente descritta nei particolari, accentua il sospeso clima di trepidazione nella scena iniziale; ed è poi l’unanime e composta preghiera dei poveri a qualificare in forma devozionale il compianto per la morte del duca.

E. Bonatti in La miniatura a Ferrara. Dal tempo di Cosmè Tura all’eredità di Ercole de’ Roberti, cat. della mostra a cura di F. Toniolo (Ferrara, Palazzo Schifanoia, 1 marzo – 31 maggio 1998), Modena 1998, p. 320.

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Di quell’avvenimento abbiamo una restituzione iconografica, una miniatura che mostra nei dettagli l’agonia del signore. Naturalmente, non siamo certi che anche qui non operi una visione idealizzante a posteriori: troppi sono i filtri culturali e sociali, troppe le convenzioni artistiche che intaccano l’attendibilità di simili documenti. La miniatura è acclusa a un legato testamentario a favore dell’arcispedale ferrarese di Sant’Anna che porta la data 26 ottobre 1534. Il soggetto dell’immagine, unico a Ferrara, è piuttosto raro anche in generale e merita di essere analizzato. Accanto al letto di Alfonso malato stanno due uomini, che abbigliamento e gesti denotano come medici. Due cortigiani conversano indifferenti vicino al fuoco. Tre personaggi eleganti dall’espressione addolorata si muovono al centro della stanza. Sembra che un ciambellano li stia introducendo alla presenza dell’erede Ercole; questi, da un alto seggio, discorre con altri due visitatori. A destra un notaio con un aiutante raccoglie le volontà di Alfonso, o scrive documenti che Ercole gli detta. In tutto, ben tredici persone affollano l’angolo di una stanza che il taglio della scena lascia immaginare più spaziosa. Non ci sono religiosi e non c’è una presenza femminile: il momento è politicamente delicato e la politica è considerata cosa da uomini.
[…]
Come già per la descrizione dell’agonia, anche per la cappella ardente disponiamo di un documento iconografico in relazione al predecessore di Ercole, Alfonso I, nel 1534. Si tratta di una seconda miniatura acclusa al medesimo legato a favore dell’arcispedale di Sant’Anna. Vediamo Alfonso offerto alla venerazione del popolo, che si accalca dietro una barriera di ceri; dal soffitto pende un lampadario a croce che regge altri quattro grossi ceri. Sul numero dei ceri non occorre formalizzarsi, quello che conta è l’effetto generale di luminosità. Secondo il nobile ferrarese Angelo Pendaglia, testimone diretto nel 1534 («mi poté esser concesso di vedere») attorno al «palco» stavano «cento torze bianchissime».

G. Ricci, Il principe e la morte, Bologna 1998, pp. 17-18, 35-36.

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Pubblicato su “MuseoinVita” | 3-4 | giugno-dicembre 2016