La visione di Borso d’Este in Luce

Il linguaggio dell’illuminazione in una nuova prospettiva di contemplazione dei dipinti murali del Salone dei Mesi a Palazzo Schifanoia


È parte della natura umana il desiderio di discernere e cogliere il senso delle cose attraverso un impulso volto alla rivelazione, alla scoperta dei segreti che si celano nella sublime ricchezza della composizione artistica.

Lo stesso Aby Warburg non si risparmia nell’indicare un metodo di ricerca nel quale «cercando di illuminare con cura ogni singola oscurità, illumina i grandi momenti dello sviluppo generale nella loro connessione»[1]. Probabilmente il desiderio del “portare alla luce” il recondito significato celato nel segno e nel suo essere parte di un tutt’uno, in una composizione ricca e complessa, appartiene all’uomo quanto l’opera d’arte dipende dal fenomeno luminoso, in particolare se ingegnato dal talento della messa in scena. Nella conoscenza dei sensi percettivi e della rappresentazione evocatrice si trova una dimensione d’incontro tra storia e téchne, tra la profondità del gesto creativo e lo strumento che ne amplifica le forme di lettura e di interpretazione[2]. La luce è parte attiva indissolubile di questa dimensione esplorativa, costituisce, allo stesso tempo, l’ingrediente primordiale dell’esplorazione conoscitiva ma rappresenta anche la materia energetica che provoca il degrado irreversibile della sostanza palpabile.

Fig. 1 – Schemi distribuzioni dettagli, parete nord

Fig. 1 – Schemi distribuzioni dettagli, parete nord

Fig. 2 – Schemi distribuzioni dettagli, parete est

Fig. 2 – Schemi distribuzioni dettagli, parete est

Così, nel Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia parte del mistero e del fascino è proprio causato dal rapporto di presenza assenza delle superfici affrescate, innesco di un’intrigante scacchiera di scene e non scene, di sintassi iconiche compiute che si alternano tra vuoti, pieni e frammenti residui più o meno casuali[3]. Nel progetto di valorizzazione percettiva, la luce interviene con rispetto e moderazione, non solo perché sono posti all’apice delle priorità le modalità di tutela e conservazione dei dipinti murali stessi, ma per garantire quella stessa messa in scena che fin dall’antichità modulava il ruolo dello spazio, dell’Architettura, in funzione del miglior godimento da parte dello spettatore, oggi visitatore. Infatti, è proprio nell’accogliere la pregnanza dello spazio nel suo dialogo con la composizione artistica dei mesi affrescati che è maturata la necessità di intervenire fisicamente con molta discrezione: una forma artificiale plasmata per ricalcare il perimetro della sala in una proporzione contenuta, ospitante tutta la tecnologia necessaria per la messa in opera da un parte della luce museale, quella che accoglie i visitatori la maggior parte del tempo, e quella interpretativa narrativa con risvolto scenico, da attivarsi in occasioni di visite approfondite .

Se Pellegrino Prisciani avesse potuto scegliere di raccontare il nesso tra i singoli mesi, e nello stesso mese la ragione dell’influenza degli astri sull’uomo, per giungere infine sulla rappresentazione della pervasiva presenza di Borso d’Este nelle scene di vita terrena, forse l’avrebbe fatto puntando il dito e guidando lo sguardo dell’osservatore secondo una sua concezione ordinata e prestabilita.

Chi meglio del direttore d’orchestra sa come dirigere l’attenzione armonizzando i suoi musicisti per la riuscita dell’esecuzione? Nelle scene contemplabili del Salone sono ancora innumerevoli i dettagli inespressi e degni di studio e di ricerca.

Nella dimensione esplorativa e narrativa lirica si colloca la visione dello storico Giovanni Sassu che ha ispirato il percorso interpretativo della regia luminosa “dirigendo” le scelte su volti, sui dettagli, sulle porzioni dell’architettura e sui corredi figurativi scenico-simbolici verso una chiave di lettura del tutto inedita. Dall’elemento fisico perimetrale, progettato a terra, scaturiscono fasci di luce dal basso verso l’alto, seguendo una via mai esplorata finora: la trasformazione del rapporto ottico della geometria luminosa da proiezione convenzionale a modulazione anamorfica. La conquista di soluzioni puntuali per singoli dettagli o raggruppamenti di questi costituisce il superamento della sfida visivo-percettiva che trova origine proprio nelle idee e nelle cognizioni rinascimentali, a partire delle regole della deformazione prospettica e della messa in scena secondo il punto focale dello spettatore.

Fig. 3 – Il Salone con l'illuminazione museale

Fig. 3 – Il Salone con l’illuminazione museale (ph credit_Henrik Blomqvist)

Il Salone dei Mesi si rivela quindi nella sua interezza o per parti, offrendo la contemplazione dei sette mesi affrescati superstiti oppure nella sequenza cronologica delle fasi di realizzazione del ciclo. L’apparire consecutivo di scene d’illuminazione in uno sfumarsi di immagini e il delinearsi, alternativamente, di campiture precise e matematiche quali le riquadrature dei singoli decani porta l’attenzione sulla qualità grafica del ritmo compositivo ma permette al contempo di isolare percettivamente le singole figure ed apprezzarne la compiutezza, l’integrità e l’unicità, sottolineandone la forte personalità moderna e metafisica.

Simbolismo ed astrazione sono le due pulsioni che hanno guidato la scelta di un linguaggio della luce che non poteva semplicemente ricalcare le orme della musealizzazione tradizionale ma doveva porsi dinnanzi alle grandi sfide del presente, con i conseguenti grandi interrogativi: quale futuro per Palazzo Schifanoia e quale destino per un luogo pregno di lirismo, bellezza e simbologia cosmica quale il Salone dei Mesi?

La luce, ancora una volta, non costituisce la risposta ma offre il percorso, porgendo una via diversa per vedere l’invisibile, per ricordare che alla base di ogni esperienza contemplativa c’è un gioco di rimando imprescindibile con l’emotività di colui che guarda e quindi non solo con il suo occhio assetato di conoscenza. Se la luce permette al curioso, allo studioso, allo storico di entrare nel cosmo voluto da Borso d’Este, deve permettergli anche di entrare nel suo mondo emozionale, nelle ragioni profonde che hanno reso possibile una visione della vita, del potere e degli astri che non ha pari nella creazione artistica dell’epoca. La luce pensata e conseguita nel Salone dei Mesi ha questa ambizione e pone il visitatore in quella condizione irrinunciabile di sospensione dalla realtà per attingere ad una dimensione magica di rivelazione e di identificazione allo stesso tempo.

Fig. 4 – la parete est illuminata da una delle sequenze dinamiche

Non potrebbe aderire meglio l’aforisma di Fritz Saxl «l’atto fondamentale della conoscenza umana è orientarsi di fronte al caos attraverso la posizione di immagini e segni»[4] nel ricordaci come lo scrutare la simbologia astrale diventi un atto necessario per il conseguimento di un viaggio nell’antichità e allo stesso tempo nell’ineffabile caducità del presente. Per questa ragione, un raggio di luce si posa su uno sguardo seducente e misterioso nel mese di Marzo e sembra voglia accendere un dialogo immaginario fuori dal tempo, donando alla nostra esperienza contemplativa quel tocco di magia e di poesia che certamente avevano ispirato Francesco del Cossa e gli altri artisti nel compimento della straordinaria impresa creativa nel Salone dei Mesi.

Fig. 6 – la parete est illuminata da una delle sequenze dinamiche (ph.Henrik Blomqvist)

Fig. 5 – la parete est illuminata da una delle sequenze dinamiche (ph.Henrik Blomqvist)

Appendice tecnica

Il progetto di riqualificazione della percezione visiva si basa sull’impiego di tecnologie digitali per la gestione ed il controllo di flussi luminosi diversamente predisposti per l’illuminazione dei dipinti murali nella loro interezza oppure in porzioni circoscritte degli stessi.

Il principio di illuminazione si fonda sull’uso di proiettori, appositamente trasformati, personalizzati, per rispondere alla necessità geometrica dovuta alla limitata distanza intercorrente tra le pareti e la loro struttura ospitante a terra. Sistemi ottici e matrici opportunamente sagomate permettono la realizzazione di forme e di geometrie luminose seguendo il rigoroso principio dell’anamorfosi. Complessivamente sono predisposte 52 scene luminose, con viste d’insieme (mesi) e vedute di particolari (dettagli) dalle quali sono tratte due sequenze dinamiche, una rivolta all’esplorazione dei mesi e una utile alla lettura della fascia zodiacale oltre ad alcuni particolari figurativi e simbolici. Il presupposto del progetto sotto il profilo dell’innovazione percettiva riguarda l’effetto neuro-stimolante che l’avvicendamento di una contemplazione globale alternata ad un approfondimento particolareggiato implica. La ricerca neuro scientifica ha posto le basi per una maggiore comprensione di questo fenomeno in campo visivo e ha permesso di individuare le ragioni di un percorso alternante di stimoli visivi con luminanze e contenuti formali diversi tra loro. L’approfondimento dalla visuale generale a quella del singolo dettaglio permette una forma esplorativa significativa nella formazione di nuove sinapsi concorrendo alla formazione di mappe neurali inedite nella testa del visitatore. La formazione di immagini iconiche, costituite da estrapolazioni di porzioni compositive più ampie, possiede una valenza più elevata per la cognizione visiva nel momento in cui la percezione avviene per sottrazione. Questa valenza è dovuta al fatto che il cervello si concentra unicamente sul valore semantico del dettaglio illuminato e sono sufficienti pochi secondi affinché l’immagine assuma un carattere permanente nella memoria. Questo si verifica grazie alla componente emozionale che, accompagnando la visione, funge da neuro-trasmettitore permettendo la sedimentazione in profondità dell’esperienza esplorativo-conoscitiva.

Tabella sintetica della dotazione tecnica

Quantità Tipologia Denominazione Potenza W

Temp. K

Flusso lm CRI

70

proiettore wall-washer

modulo Tintoretto

26

3500

1500

94

55

proiettore

Palco profilatore

6,5

3300

620

90

6

proiettore zonale

Palco accento

16

3000

950

94

66m

luce di cortesia

strip led blu

5W/m

 

95lm/W

RGB

12

retro-illuminazione

led pannel

3

4000

12

80

1

sistema di controllo

bluetooth

20

 

 

 

Crediti realizzazione

Committenza
Servizio Beni Monumentali, Comune di Ferrara

Progetto di riqualificazione percettiva e lighting design
STUDIO PASETTI, arch. Alberto Pasetti Bombardella
con arch. Claudia Bettini, arch. Chiara Brunello, Dott.ssa Caterina Salvini

Curatore
Giovanni Sassu, Conservatore storico dell’arte Musei di Arte Antica

Hardware e lighting technology
iGuzzini Illuminazione

Struttura customizzata
Visual Srl

Installazione e montaggio
Michele Brugnatti Srl

Note

[1] A. Warburg, Arte e Astrologia nel palazzo Schifanoia di Ferrara (prima ed. 1912), Milano 2006, p. 46

[2] R Arnheim, Arte e percezione visiva. Una nuova grammatica del vedere (prima ed. 1959), Milano 1984; S. Zeki, La visione dall’interno. Arte e Cervello (prima ed. 1999), Torino 2007.

[3] Sul Salone si veda almeno: G. Bargellesi, Palazzo Schifanoia, Venezia 1945; S. Settis e W. Cupperi (a cura di), Il Palazzo Schifanoia a Ferrara, Modena 2007; G. Sassu, Verso e oltre Schifanoia, in M. natale (a cura di), Cosmè Tura e Francesco del Cossa. L’arte a Ferrara nell’età di Borso d’Este, cat. della mostra (Ferrara, Palazzo dei Diamanti e Palazzo Schifanoia, 23 settembre 2007 – 6 febbraio 2008), Ferrara 2007, pp. 407-425.

[4] F. Saxl, Discorso di commemorazione di Aby Warburg (1929 – trad. it. di M. Vinco), “Aut Aut”, 321-322, 2004, p. 169-170.

Pubblicato su “MuseoinVita” | 9-10 | 2019